La manutezione autonoma

La Manutenzione Autonoma è uno dei pilastri principali del TPM – Total Productive Maintenance - e in particolare quello che viene portato avanti dagli operatori e dai conduttori macchina con il supporto delle altre funzioni aziendali, inclusi i manutentori, tecnologi, etc.


A COSA serve la Manutenzione Autonoma

  • Migliorare le condizioni degli impianti e delle macchine ed in particolare incrementarne l’efficienza;

  • Coinvolgere gli operatori e i conduttori macchina nelle attività di miglioramento;

  • Incrementare le competenze degli operatori e dei conduttori macchina in termini di conoscenza delle macchine;

  • Costruire un canale di comunicazione privilegiato e diretto tra operatori e manutentori;

  • Creare un ambiente di lavoro ordinato e pulito, nonché più sicuro;

  • Garantire la sostenibilità dei miglioramenti ottenuti.


CHI è interessato alla Manutenzione Autonoma

Le figure che tipicamente sono coinvolte nei cantieri AM sono gli operatori, conduttori macchina e manutentori che partecipano in prima persona alle attività, supportati da capo reparto, capo linea, capiturno, etc.


COME funziona la Manutenzione Autonoma

La manutenzione autonoma è un metodo suddiviso in 4 fasi principali che comprendono una serie di attività svolte sugli impianti e sulle aree di lavoro. In particolare:

  • Attraverso tutte quelle attività svolte dagli operatori per risolvere le anomalie riscontrate sulle macchine è possibile riportare l’impianto in buone condizioni (dette “condizioni di base”);

  • Gli operatori migliorano le “condizioni di base” degli impianti attraverso interventi che rendono più agevoli e veloci le operazioni di pulizia, regolazione e ispezione;

  • Attraverso il percorso di manutenzione autonoma gli operatori possono acquisire le competenze necessarie per identificare le anomalie, risolverle, e per svolgere facili riparazioni e attività di mantenimento;

  • Attraverso la partecipazione a cantieri di manutenzione autonoma i conduttori macchina possono incrementare notevolmente la loro conoscenza e competenza relativamente ai macchinari e gli impianti, arrivando a svolgere in autonomia piccole attività manutentive.


Attraverso l’applicazione del TPM e in questa fase del pilastro dell’AM si vuole passare da una visione più tradizionale dei ruoli in fabbrica dove la funzione produzione “produce” e la funzione manutenzione “ripara, ripristina e manutiene le macchine”, ad una situazione in cui produzione e manutenzione concorrono assieme all’obiettivo comune di incrementare l’efficienza degli impianti, la sicurezza e ridurre i costi totali di manutenzione.





La manutenzione autonoma è suddivisa in 4 fasi, più una di preparazione (step 0). Nello specifico:

  • Step 0: identificazione dell’area del cantiere e preparazione delle attività;

  • Step 1: pulizia iniziale e rispristino condizioni di base;

  • Step 2: riduzione delle fonti e cause di sporco e definizione dello standard provvisorio di pulizia;

  • Step 3: definizione dello standard di lubrificazione e gestione a vista (visual management);

  • Step 4: miglioramento continuo e sostenibilità.


Al crescere dello step della manutenzione autonoma aumentano via via anche le competenze e le abilità dei conduttori macchina Difatti l’AM ha un risvolto pratico sulle condizioni degli impianti, ma anche sulle competenze e sul coinvolgimento degli operatori.



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